TODOROKI – My Hero Academia

La chiamata per doppiare Todoroki di My Hero Academia è arrivata all’improvviso. Stavo già adattando da alcune settimane gli episodi della prima stagione. Sapevo che erano in corso i provini per i protagonisti, soprattutto per quelli che comparivano nelle prime tre, quattro puntate. Poi, ad un certo punto, si rese necessario scegliere anche la voce per quel personaggio. Fu la prima chiamata importante che mi fece il direttore Graziano Galoforo. Feci i salti di gioia già solo per quello. Ma soprattutto si trattava di lavorare alla Merak Film, luogo dei sogni di quando ero bambino e dove erano state doppiate tutte le serie a cartoni che ho amato.

In quel periodo ero in cura da una logopedista con la quale avevo iniziato un percorso per migliorare l’uso della voce e correggere alcuni difetti, come la mia tendenza a parlare troppo velocemente. Con lei iniziammo ad esplorare suoni che non avevo mai trovato prima e fra questi c’erano le tonalità svogliate, volutamente molto basse e “trascinate” di Todoroki. Arrivai al provino forte di quell’esperienza e ricordo di essermi sentito totalmente a mio agio. Non avevo grandi aspettative, pur tenendoci molto, ma il solo fatto di essere fra i candidati per doppiare uno dei co-protagonisti di un cartone così bello e così importante era già una bella soddisfazione per me.

Non è comune che nel mondo del doppiaggio arrivi una telefonata, una mail o un sms in cui viene detto apertamente di aver vinto un provino. Il più delle volte lo si scopre quando dal coordinamento delle società ti chiamano per sapere le tue disponibilità per le settimane successive. E anche in questo caso andò esattamente così.

Iniziammo la lavorazione di My Hero Academia e i primi turni, come accade per qualsiasi produzione, furono i più complicati. Sono quelli dove si “imbastisce” il tutto, dove il direttore aiuta ad approfondire il carattere e a trovare le sonorità giuste e dove il doppiatore inizia a “prendere le misure” al suo personaggio. Pur avendo lavorato sodo per trovare la voce di Todoroki, a volte la mia “vera” voce faceva capolino. Era sintomo che, pur avendo adattato la serie, ancora non avevo capito bene il personaggio. Cosa del tutto normale, non siamo i Wikipedia dell’animo umano. Occorre del tempo.

Così, per aiutarmi, Graziano Galoforo mi disse una frase che mi si incollò in testa dal primo momento. Con pochissime parole mi aiutò a trovare la chiave per aprire la porticina dietro la quale si nascondeva l’essenza del personaggio di Todoroki. Con la sua cadenza romana mi disse: “Tu devi tenè sempre presente che a questo…Je rode er culo!”. Grazie alla dote innata di arrivare dritti al punto tipica dei romani, tutto diventò chiarissimo. Il suo atteggiamento nei primi episodi della serie è esattamente quello. Con tutti i problemi e le grane che si porta dietro sin dall’infanzia il punto è, che a Todoroki, je rode proprio er culo! Da lì tutto filò liscio, a parte qualche tentennamento che veniva subito redarguito all’interfono con un “Ricordati che te rode er culo!”.

Il momento più bello del doppiaggio di questo personaggio è arrivato nella seconda stagione quando finalmente anche lo spettatore inizia a conoscere tutti i retroscena della sua storia. Il grave incidente che gli ha deturpato mezza faccia, l’incontro con la madre chiusa in un centro di igiene mentale. Ricordo di aver guardato la scena una sola volta e di aver detto al direttore che ero pronto a registrare. In quel momento ho provato la sensazione magnifica di totale assimilazione, quella che alcuni chiamano “immedesimazione”, che però non è mai il termine giusto, secondo me. La sensazione è quella di scorrere in un flusso, consapevole di essere uno strumento al servizio di qualcosa di più grande. E non uno strumento che suona per i fatti suoi, ma accordato, sintonizzato sulle stesse frequenze.