25 aprile, solo una data

Settantacinque anni fa si è chiuso il capitolo più nero della nostra storia. Non c’è appartenenza politica che possa cancellare nemmeno con la più articolata delle retoriche il sangue versato da un essere umano per effetto della violenza. Continuiamo a studiare, ad avere sete di capire che tutto ciò che è successo già una volta non è detto non possa ripetersi. Non cadiamo nei tranelli della storia e non crediamo agli affabulatori.

“Perché non siam popolo, perché siam divisi” 

dice il nostro inno in una delle strofe che non canta mai nessuno. Torinesi, milanesi, romani, napoletani o palermitani, che sia, restiamo uniti negli intenti anche se siamo diversi e unici nella nostra essenza. Abbiamo tutti difetti, ma di fronte alla possibilità che qualcuno possa toglierci la libertà e metterci contro i nostri vicini di casa o portarci via le persone cha amiamo, no. Non c’è diversità che tenga. Lì siamo una cosa sola.
Non ricordiamo solo il 25 aprile, una data per lo più simbolica, ricordiamo che la guerra ci fa schifo e che pace significa che possiamo anche scazzare ma che poi finisce lì e si ricomincia da capo. Con una nuova consapevolezza.

Buona a festa a tutti gli italiani.

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