Contronatura

L’armonia di ogni cosa è nata dall’integrazione, dalla pienezza di ogni frammento che compone tutto ciò che ci circonda. Non possiamo più vivere in una società frammentata, in cui uomini e donne sono frammentati. Siamo condannati allo sfacelo se non interveniamo subito smettendo di accettare la violenza verbale in ogni sua forma e non pratichiamo la sottile e delicata arte della gentilezza.

Continuano a metterci gli uni contro gli altri perché le dicotomie sono il pane di chi vuole esercitare un potere. “Dividi et impera”.

Ci hanno fatto credere di essere di destra o di sinistra, bianchi e neri, rossi o gialli, fan di una cosa o fan dell’esatto opposto. Ho letto litigi persino fra chi preferisce il tè al limone o quello alla pesca. Più vivo la strada e più mi accorgo che la gente è frustrata e incattivita. E no, non c’entrano i soldi o le crisi economiche.

Abbiamo perso il contatto con la vita e con la natura (non solo gli alberi, le montagne che vedi nelle scampagnate, ma TUTTO, anche i peli sulle braccia sono natura). Siamo macchine e consumatori, automi affabulati dalla prima foto in piscina del VIP che innesca il pensiero subdolo e pericoloso di: “Perché lui sì e io no? Anche io!”. E allora giù a lavorare, lavorare, produrre e incazzarsi. Certo perché, se no, come fai a diventare come lui o lei?

Allo stesso tempo, più vivo la strada e più mi accorgo che in questo bagno di sangue di indifferenza, di rabbia e di frustrazione, c’è una porticina da cui filtra uno spiraglio di luce. Appena porti nella tua vita un briciolo di umanità e la offri agli altri, non appena scosti un po’ il battente dell’indifferenza, ti accorgi che il buio riesce a illuminarsi a giorno. E non si parla necessariamente di grandi opere di bene. Basta una parola di conforto, un sorriso, un aneddoto che ti metta in risonanza con chi hai davanti. Abbiamo tutti bisogno di umanità e non ne abbiamo più.

Perché ci hanno sapientemente trasformati in macchine: imprechiamo con cafonaggine contro la cameriera al ristorante anche se abbiamo perfettamente notato che è da sola in sala a gestire un centinaio di coperti perché il suo padrone vuole spendere meno possibile e guadagnare sempre di più. Lei in quel momento non è un essere umano. Vale esattamente come la colonnina del casello che con voce asettica ci augura buon viaggio e alla quale noi dedichiamo le nostre peggiori imprecazioni. Quando una volta entravi in una bottega e mancavi di rispetto al proprietario, quello ti spediva fuori a calci nel sedere. Ora il dipendente non può farlo perché il signor “Grande Marchio” non esiste, non è reperibile, è solo un brand affisso ovunque e, soprattutto, perché quella persona deve tenersi caro il suo lavoro altrimenti NON MANGIA.

La vera rivoluzione siamo noi e non lo abbiamo ancora capito. La capacità dell’essere umano di prendere in mano la propria vita e cercare di scardinare le porte invalicabili dell’abuso e del profitto contengono ancora delle piccole falle. Non possiamo non cominciare da casa nostra, dal nostro metro quadro di vita, dalle persone che conosciamo e incontriamo. E non possiamo non cominciare dallo smettere di urlare “Maledetta puttana” a una donna che non solletica la nostra simpatia.

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